Chiaramonti
 
 
 

A metà strada tra Ploaghe e Perfugas, Chiaramonti domina da nord ovest la direttissima per Tempio Pausania, la moderna via a scorrimento veloce che consente di raggiungere in breve la Carlo Felice e Sassari.
Prima di salire al paese si può fare una visita, a pochi metri dalla strada, al nuraghe Ruju. Il nome deriva dalla colorazione predominante della materia prima, la trachite, con la quale è stato costruito. Il monumento è ubicato alla quota 314 s.l.m. in località Santa Maria de Aidos, ricca d’altri monumenti storici, tra cui i nuraghi Furros e Longu. E' una costruzione monotorre circolare a tholos attorno alla quale si evidenziano residui di strutture pertinenti, probabilmente al circostante villaggio.
Questo è tuttavia uno dei nuraghi meglio conservati del territorio: l'abate Angius scriveva nel 1834 che ne erano stati contati ben 150; ma, come accade nelle zone sottoposte ad intensi spietramenti o ad attività agricola, molti erano sin da allora ridotti allo stato di rudere.
Nel territorio risulta elevato il numero di monumenti archeologici presenti, soprattutto di età preistorica e di tipo megalitico: cinte di Punta S'Arrocu e Corrales; dolmens in località Padru Giosso; tombe di giganti in località Chirralza e Cachile; complessi nuragici in località Su Murrone
Le chiese campestri aperte al culto sono Santa Giusta e Santa Maria Maddalena, piccolo gioiello in stile pisano, costruito nel secolo XIII e parrocchia del borgo medievale di Orria Pitzinnas, dal quale si presume traggano origine gli abitanti di Chiaramonti.
Alla sommità del vicino colle di San Matteo si distinguono le rovine del Castello dei Doria. La potente famiglia genovese lo edificò nel XII secolo approfittando del fatto che l'altura consente di controllare i territori circostanti, fino al Limbara verso oriente, al monte Alma a nord-ovest, e a sud le estese pendici del monte Sassu. La zona è ricca di sorgenti e di corsi d'acqua ed è per la maggior parte ricoperta da macchia mediterranea, cisto, lentischio e asfodelo alternato a boschi di roveri e lecci,
con i suoi 111.500 Km è il territorio più esteso dei comuni dell'Anglona, ed ha consentito che avvenisse in modo più indolore che altrove il sorpasso dell'agricoltura da parte dell'allevamento.
Tra le attività tradizionali si ricordano i ricami e i tappeti ottenuti con la tecnica a pibiones (a grani), in lana sarda con ordito di cotone.

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